Cibo e depressione

Depressione e cibo

Ne soffre il 15% degli italiani

Uno studio dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano: quali gli alimenti consigliati e quali le abitudini alimentari errate.

L’alimentazione può essere utile a combattere la depressione. Fornendo al proprio corpo più calorie, e quindi più energia, oppure alimenti che stabilizzano il livello di zucchero nel sangue e stimolano i neurotrasmettitori cerebrali. Uno studio dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano ha indagato le abitudini alimentari di 500 persone, confrontandole con i parametri stabiliti dai nutrizionisti dell’Osservatorio per combattere la depressione, un male sempre più diffuso nella nostra società, e fornito dei consigli pratici.

Ne soffrono circa 15 persone su 100. Il disturbo depressivo può colpire chiunque a qualunque età, ma è più frequente tra i 25 e i 44 anni ed è due volte più comune nelle donne adolescenti e nelle adulte.
Secondo uno studio ESEMeD (European Study of the Epidemiology of mental Disorders) in Italia la prevalenza della depressione maggiore e della distimia (disturbo dell’umore) è del 4,5 % dopo i 65 anni, mentre l’età adulta è sicuramente la più a rischio, con una percentuale del 10%.

Lo studio dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano (OGP) ha analizzato in modo accurato le abitudini alimentari di 500 persone tra i 18-55 anni, utilizzando un software che permette di calcolare l’intake calorico e di macro e micro nutrienti, di vitamine e di minerali.
L’alimentazione può essere un valido aiuto in presenza di depressione – ha osservato la Prof.ssa Michela Barichella, Presidente di Brain and Malnutrition, associazione scientifica che studia il rapporto tra alimenti e cervello - infatti permette di aumentare l’energia in diversi modi: apportando una quantità sufficiente di calorie, consumando stimolanti come la caffeina e stimolando il metabolismo affinché consumi energia in modo più efficiente. Per quanto riguarda l’umore, gli alimenti da preferire sono quelli che stabilizzano il livello di zucchero nel sangue e stimolano i neurotrasmettitori cerebrali, come la serotonina”. >>>


 

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